LETTERA APERTA AI MEDICI DI FAMIGLIA

Molti di Voi, Medici di Base, avranno sicuramente tra i propri pazienti persone affette da patologie Autoimmini per cui, oltre che per averle studiate, conoscete queste patologie anche per averle riscontrate sul campo: quindi conoscete cosa sono le patologie multisistemiche, quali il Lupus, la sclerodermia, l’artrite Reumatoide etc, e la miriade di problemi che scatenano. Conoscete quindi le difficoltà dei pazienti affetti da queste patologie, che una volta finita la fase Acuta e quindi di ospedalizzazione, hanno necessità di essere seguiti e di avere un riscontro appropriato proprio nel rapporto con Voi.

E’ certo che su di Voi, negli anni, sono state scaricare una marea di incombenze amministrative e non solo, tali che anche una struttura quale un poliambulatorio, avrebbe difficoltà a gestire. Il risultato almeno dal nostro punto di vista è che di sentirsi non seguiti per cui mettiamo in pratica una sorta di fai da te per provare a convivere con la situazione. Noi malati cronici siamo consapevoli dell’alto costo che rappresentiamo per la comunità sia per quanto concerne l’assistenza di base e ospedaliera, di quella farmacologia e di quelle dovute all’invalidità civile grave, e siamo qui, insieme a voi, uomini di frontiera, per contribuire per quanto possibile a trovare una soluzione organizzativa che tolga tutti, sia noi malati che Voi medici, dalla frustrazione di sentirsi combattenti senza armi ormai disillusi. Noi malati per le necessità di adattarsi , Voi medici per dover forzatamente rinunciare, in parte e vostro malgrado, ad espletare la Vostra missione di Medici.

Nel rapporto con persone come noi, avrete certamente notato una preparazione e una determinazione più elevata rispetto a quella degli altri pazienti non affetti da patologie croniche un rapporto, in alcuni casi, più maturo.  Questo perché nel percorso fatto, ognuno di noi, ha dovuto attrezzarsi, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico per gestire il rapporto con la malattia, la sofferenza e le situazioni, per la verità accidentali, di disguido e malasanità. Ma questo non vuol dire che noi possiamo fare da soli e anzi rappresenta chiaramente la necessità di fare qualche cosa per contribuire a modificare il rapporto con il proprio medico di base.

Come certamente saprete le nostre patologie spesso, anche in età giovanile, mandano segnali, che vanno colti e indagati e che se identificati per tempo consentono di limitare non poco i danni ai vari organi interni e di conseguenza oltre a consentire al paziente stesso una prospettiva di vita decorosa e priva di sofferenza, limiterebbe enormemente i costi futuri di cui la società dovrebbe farsi carico, indotti dalla gestione di un paziente cronico. Ma chi se non Voi, restituiti alla propria missione/ruolo, può rappresentare il primo punto di contatto capace di riscontrare in un potenziale paziente l’insorgere quasi silente di un problema autoimmune e quindi di prevenire, segnalare, avvertire sensibilizzare?

Noi crediamo che la struttura del medico di base si debba, trasformare diventando, con i dovuti tempi e modi, il primo serio punto di accesso alla sanità pubblica del cittadino. Occorre quindi proporre un modello diverso di sanità che finalmente inizi ad investire sulla salute del cittadino e che ponga su territorio il suo primo punto di Accesso e insieme ad una sorta di terminale operativo per fare prevenzione. Per far ciò non basta più basarsi sulla disponibilità di un medico volenteroso al quale fanno capo migliaia di malati ma occorre pensare ad una evoluzione del Medico di Base inteso come Dirigente di una Micro struttura organizzata composta da più persone pagate dalla regione in grado di gestire finalmente in todo la salute dei cittadini, di fare prevenzione, analisi statistiche etc etc

Alfonso Caoci (Gruppo LES Roma Lazio)