Prof. Antonio Vento
Università La Sapienza Roma
LES: DISTURBI PSICHIATRICI
La Psicosi da Lupus Eritematoso Sistemico pone due ordini di problemi: uno legato direttamente alla psicoimmunologia e laltro inerente al principio di multifattorialità specifico di questa malattia e alla sua cronicità.
Questa nuova scienza vuole analizzare in forma del tutto sistematica la capacità che il sistema immunitario esprime nel saper interagire tra lio e lambiente sotto il controllo del sistema nervoso.
Solo negli ultimi anni si è giunti alla conclusione che lo stress psicosociale possa avere un ruolo importante e primario nella determinazione di alcune categorie di malattie quali le malattie autoimmuni, le neoplasie e le malattie infettive. Studi recenti hanno evidenziato in queste patologie una variazione numerica di alcune cellule che fanno parte del corredo cellulare immunitario, come le cellule T-Suppressor e le cellule NK (Natural Killer). Si è visto inoltre che tra questi turbamenti cellulari, specie in senso soppressivo, e alcune variabili psicosociali quali la solitudine, gli affetti, gli stati conflittuali e il lutto esiste una stretta correlazione.
A parte ogni limite di metodo nella ricerca di un rapporto di causa ed effetto tra fattori psicosociali espressi negli stati stressanti e le patologie autoimmuni come il LES, lArtrosi Reumatoide ed alcune malattie degenerative, si è comunque potuto stabilire che in questi quadri patologici è scientificamente presente una alterazione immunitaria di tipo soppressivo. Quello che non possiamo dire con certezza è se il calo delle immunoglobuline sia dovuto alla malattia o se questa sia stata causata da una perdita dei livelli immunoglobulinici o se addirittura ci possa essere un terzo fattore capace di influenzare i primi due aspetti considerati. Va detto che quali fattori stressanti non sono stati considerati solo lansia, lira e gli affetti, ma pure una serie di situazioni interne alla vita quotidiana quali le file davanti agli sportelli, il traffico, le attese negli uffici, le difficoltà burocratiche, ecc. che nellinsieme sono più determinanti, in senso negativo, dei gravi traumi.
Anche se gli studi immunologici evidenziano un rapporto diretto con alcune malattie autoimmuni allincirca nel 1956, con la scoperta della tiroidite di Hashimoto, per la presenza di autoanticorpi reagenti con la tireoglobulina, è nel 1958 che Dameskek dava una definizione al Lupus Eritematoso Sistemico per il disordine generalizzato del collagene presente in questo quadro clinico multifattoriale. Comunque questa malattia cronica che interessa più organi e sistemi, in qualunque età, seppure maggiormente tra i 15 e i 35 anni e nel sesso femminile in un rapporto che va da 3:1 fino a 9:1 con una estensione rilevante (circa 2.000.000 di casi solo negli USA dove supera tutti i casi di AIDS, Fibrosi Cistica e Sclerosi Multipla messi insieme).
Il nostro compito è quello di capire quali sono i percorsi intercorrenti tra sistema nervoso, con le conseguenze destabilizzanti sulla psiche e nellesistenza e le alterazioni immunologiche che causano un quadro clinico complesso e multifattoriale. Anche se gli studi in tal senso sono pochi, è comunque emerso un rapporto più alto che in altre malattie autoimmuni tra il Lupus Eritematoso Sistemico e fattori stressanti.
Gli studi compiuti tra soggetti malati di LES con sintomatologia psichiatrica dominante hanno evidenziato un aumento delle catecolamine accompagnato da una scarsa risposta immunologia. In questi casi è apparsa evidente una relazione tra percezione della gravità del quadro clinico e presa di coscienza degli stressors psicosociali. In ogni caso è stato notato un rapporto diretto tra disturbi psichiatrici da LES, specie la Psicosi, e la consistenza delle disfunzioni neurologiche. Si è visto in modo particolare che i disturbi psichiatrici gravi sono sempre in relazione ai fattori psicosociali stressanti, alla carenza dei supporti sociali ed alluso di terapia corticosteroide. Un particolare rapporto tra LES e quadro di disagio psichiatrico è spesso preceduto da situazioni depressive, da ansia, da rabbia e da mancanza di supporti sociali ed affettivi. Non dimentichiamo che a causa della confusione diagnostica iniziale che induce i medici di base a fare uso sintomatico della terapia con i corticosteroidi in dosi elevate si può verificare il sorgere di una sintomatologia delirante di tipo ipomaniacale. Linsicurezza dellandamento clinico, con sentimento negativo di non-soluzione del caso induce un sentimento di angoscia esistenziale che complica la patologia psichiatrica con perdita del sentimento di adeguatezza e di compattezza dellio. Pertanto situazioni dissociative di tipo psicotico sono talvolta lepifenomeno del LES che si configura come quadro patologico multifattoriale, ad imprecisata eziopatogenesi, con interessamento sistemico e generalizzato, senza alcuna prospettiva di guarigione, per cui il Sé perde il rapporto omeostatico che naturalmente ha con se stesso e col mondo esterno. Si viene così a realizzare uno stato di regressione che mette in evidenza un rapporto diretto tra stress, rabbia, ansia e depressione e la sintomatologia soggettiva del quadro di LES. Il deficit cognitivo registrato in alcuni casi di LES evidenzia un coinvolgimento del Sistema Nervoso Centrale. Dove i disturbi del sistema nervoso sono evidenti, il trattamento con steroidi, la psicosi-LES è più possibile con forti allucinazioni, tentati suicidi, comportamento pericoloso e regressione della personalità, con classificazione in tre scale psicopatologiche: personalità borderline, distimie e depressione psicotica.
La Dutch Lupus Patients Society ha constatato su una popolazione LES esaminata che il 49% aveva avuto una sintomatologia psichiatrica prima di ammalarsi di LES e che solo il 2% di casi di LES veniva conseguenzialmente ricoverato in ospedale per disturbi psichiatrici depressivi o psicotici da Neuro-LES.
Nel processo reattivo si è delineato un protocollo articolato fondamentalmente in tre punti: lIMPEGNO del paziente, come fiducia in se stesso e nelle personali possibilità sia affettive, sia sociali; il CONTROLLO, cioè la presa di coscienza del proprio problema con piena assunzione delle proprie responsabilità esistenziali; la SFIDA, cioè la volontà di cambiare contro ogni tendenza ad appiattirsi negli stressors ingenerati dalla malattia.
Dobbiamo considerare che una malattia ad andamento cronico, come il LES, provoca nel soggetto malato emozioni dolorose, ansia, depressione, sentimenti di rabbia che mettono in atto vari meccanismi di difesa. Dal momento n cui viene formulata una diagnosi di LES e nei controlli successivi si strutturano in maniera progressiva le difese, il senso di angoscia e le difficoltà di comunicazione che accompagnano tutto il decorso della malattia. Il dover passare improvvisamente dalla percezione del Sé sano a quella del Sé malato irreversibile può causare un sentimento di negazione che talvolta può portare ad un rifiuto della terapia.
Pensiamo ad esempio ad una ragazza che sa di esser affetta da LES e vorrebbe avere una gravidanza: ciò sicuramente comporta un aggravamento dello stato psichico che richiede un rapporto più attento con lo staff curante.
Un ultimo punto che mi pare sia da valutare è il fatto che la malattia del LES colpisce in particolare le adolescenti cioè le ragazze che stanno in un momento evolutivo critico alla ricerca del senso del Sé autonomo. Lesordio della malattia in questa fase può frustrare le aspirazioni che ladolescente ha per la sua autonomia. La stessa elaborazione della fase di separazione e quindi la necessità di una identificazione parentale sono messe in crisi dallo stato di malattia cronica rendendo i modelli meno onnipotenti di quanto normalmente possano essere, quando invece un rafforzamento dei modelli e dellaspettativa di autonomia renderebbero più saldo il senso di controllo della realtà esterna. Il sentimento di impotenza, di inadeguatezza ed il controllo dellautostima possono causare invece una reazione maniacale dove non soltanto le figure parentali perdono il significato di onnipotenza, ma anche la malattia stessa viene negata causando così gravi disagi terapeutici che mettono la paziente a rischio di vita.